Residenze

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 L'Associazione Settimo Cielo è risultata prima nella graduatoria del bando della Regione Lazio per la creazione e lo sviluppo di Residenze Artistiche

Settimo Cielo, a fronte della lunga esperienza territoriale nella zona est dellla Provincia si Roma, attraverso  i progetti Medaniene Giovani, Contemporanea Aniene Pop Festival e Officina E.S.T. - Esperimenti Sul Territorio - Officina Culturale della Regione Lazio, mette a punto un programma che, se da una parte apre lo spazio del Teatro La Fenice di Arsoli alle giovani creatività, dall'altra utilizza la pratica residenziale e la permanenza degli artisti per intensificare il dialogo con il suo pubblico.
Teatro di Arsoli

 

 

 

 


Un fitto programma di incontri, laboratori meta teatrali (progetto spettATTori) e di didattica della visione, con una particolare attenzione alle fasce deboli del pubblico - giovani, disabili, anziani, comunità straniere -  accompagna le permanenze degli artisti e delle Compagnie stimolandone la creativirà attraverso lo scambio attivo con il territorio, gli Enti, le associazioni locali.

Le ospitalità

Residenza "PostProduzione/Duo” Associazione Morse - aprile/settembre 2017.
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Il duo di donne che viene proposto nasce all'interno del progetto PostProduzione – rielaborazione collettiva di memorie individuali di Andrea Gallo Rosso. L'intero progetto è stato accolto in residenza presso il Centro Regionale della Danza piemontese Lavanderia a Vapore di Collegno e la creazione è stata supportata grazie il DM 45 in materia di residenze artistiche per l'annualità 2015. Ad oggi la durata dello studio è di mezz'ora e con il partenariato Residenza Settimo Cielo/Teatro di Arsoli e CLAPS – Circuito Lombardia Arti Pluridisciplinari Spettacolo Dal Vivo si vuole arrivare ad una conclusione. L'intero progetto è stato accolto in residenza presso il Centro Regionale della Danza piemontese Lavanderia a Vapore di Collegno e la creazione è stata supportata grazie il DM 45 in materia di residenze artistiche per l'annualità 2015.

Il termine PostProduzione si riferisce ad un'attuale tendenza dell'arte contemporanea che crea dei nuovi significati partendo da elementi pre-esistenti. Il termine viene preso a prestito dal testo omonimo del critico d'arte contemporaneo Nicolas Bouriaud “Postproduction, come l'arte riprogramma il mondo”. La postproduzione è vista come la condizione dell'arte che sente di aver già fatto ed espresso tutto e per questo rielabora il pre-esistente in un mix di nuove storie e lingue.

Direzione artistica Andrea Gallo Rosso Con Ramona Di Serafino e Anais Van Eycken

Residenza "Albert” Teatro dei Gordi - giugno 2017.
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ALBERT si muove tra due orizzonti. Da una parte un lavoro drammaturgico di ricerca sulla vita del genio - che attraversa almeno due continenti e la storia contemporanea dagli ultimi decenni dell’800 a metà degli anni ’50 - con particolare attenzione alla creazione di episodi e situazioni che intercettino il carattere umano di questa figura (soprattutto prima di essere trasformato, suo malgrado, in immagine iconica). Dall’altra una ricerca percettiva del ruolo e della funzione del Mito nella nostra contemporaneità, dove troppo spesso la conoscenza e il progresso scientifico sono percepiti come prerogative di ambiti ristretti, misteriosi arcani proibiti all’uomo qualunque. Abbiamo allora immaginato una Statua di Albert. Una statua che ha perso quella vitale e cinetica capacità di immaginare, di viaggiare nel tempo e nello spazio alla ricerca di nuovi mondi, nuovi finali alle storie, soluzioni diverse per i soliti problemi. Una statua umana con l’occhio perennemente fisso su un solo punto. Abbiamo poi immaginato un luogo, la sala di un museo, dove questa statua trascorre la sua eternità in attesa di… di cosa? Abbiamo infine immaginato un altro personaggio: Otto, stagista del museo, a prima vista una sorta di anonima nemesi di Albert. ALBERT non vuole essere una biografia scenica della vita di Albert Einstein e non vuol essere una lezione sulle sue teorie. Ci poniamo l’obiettivo di creare uno spettacolo con un’alta dose di poesia in cui raccontare la storia dell’essere umano Albert e del suo rapporto con la realtà e gli esseri umani, in special modo la storia dell’amicizia con un ragazzo dei nostri giorni (Otto) con cui condividere l’avversione alla violenza in ogni sua forma, l’insofferenza al protocollo e alle regole coercitive dei gruppi umani. Tramite gli attraversamenti proposti dal bando CURA#residenzeinterregionali, ci poniamo l’obiettivo di mettere in azione l’ultima fase di ALBERT: terminare la scrittura scenica e ultimare il suo allestimento in vista del suo debutto nazionale e della sua successiva circuitazione. Per fare questo abbiamo suddiviso il lavoro in due fasi. Nel primo attraversamento ad ARSOLI I due attori avranno carta bianca per esplorarsi e trovare la propria organicità all’interno del materiale drammaturgico e registico, potendoselo ricucire addosso come un abito su misura. Lavoreranno in autonomia con tutto ciò che hanno potuto assorbire fino a questo punto, portando la loro personalissima umanità – la parola più importante di tutto il progetto – dentro al materiale. Ciò consentirà cercare nuove strade con cui perseguire una forte volontà dell’associazione: non essere mai meri esecutori ma co-autori lucidi e presenti alla creazione.

In questo attraversamento, che ci permette di andare oltre alla frettolosa ‘presentazione di uno studio’ e di essere inseriti in un programma che vede l’apporto fondamentale di un gruppo di spettatori attivi e creativi alle prove, la parola diventerà materia. Il confronto con gli spettatori in questa fase affidata ai soli attori avrà la valenza di una guida registica e servirà
da orientamento al lavoro degli interpreti. 

Residenza "Il libro della Tempesta” Compagnia Stultifera Navis - settembre 2017.
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Scrivendo La Tempesta Shakespeare riassume e sublima in un ultimo capolavoro il proprio cammino teatrale e ci lascia il suo testamento artistico. Tutta l’opera si svolge su un’isola selvaggia, abitata da spiriti dell’aria e della terra, del fuoco e dell’acqua, un’isola/metafora pregna di poesia e musica, un’isola rifugio e prigione in cui Shakespeare disegna le sue ultime creature favolose offrendoci il suo ultimo ritratto dell’animo umano. Alle rive di quest’isola approda tutto il suo teatro. Le lotte violente e i conflitti per il potere, l’arroganza e la stupidità umana, la vendetta e la saggezza, la bellezza dell’amore e la follia del tradimento, la sottomissione e la ribellione, il meraviglioso e il mostruoso, la conoscenza profonda delle leggi del mondo e l’impotenza di fronte all’impermanenza della vita, i dubbi sul senso stesso dell’esistenza. Ne La Tempesta le frontiere teatrali tra ciò che è reale e ciò che è illusione sono portate fino ai loro limiti estremi: l’opera è la sola in cui Shakespeare utilizza con estrema precisione l’unità di tempo e luogo, come a sottolineare definitivamente, a dispetto della grande libertà di convenzioni teatrali possibili all’epoca, che il teatro e il mondo coincidono in un’unica dimensione in cui le certezze umane (e i ruoli) sono continuamente soverchiate. Prospero è duca, mago, padre, ma anche artista e drammaturgo, poiché la sua azione coincide con una vera e propria regia di uno spettacolo teatrale. Se la figura di Prospero può essere avvicinata a quella di un regista-drammaturgo, la figura di Ariel può essere confrontata all’immagine di un marionettista. L’isola di Prospero, è anche una scena di teatro. Un teatro che contempla sé stesso e che mette in scena i propri meccanismi, svelandoli. Questa prospettiva di teatro nel teatro trova corrispondenza nelle modalità drammaturgiche intrinseche al funzionamento del teatro contemporaneo delle forme animate.
Il libro della Tempesta è una libera interpretazione de La Tempesta di Shakespeare, uno spettacolo assolo in cui convergono più linguaggi: teatro di carta, pop-up, teatro d'ombre, cinema di animazione, musica live. L'universo poetico e magico de La Tempesta si svela agli occhi del pubblico attraverso un libro-teatro dove, tra ombre e luci, appaiono pagina dopo pagina personaggi in una scenografia multimediale, al confine tra il teatro di carta e il cinema di animazione.  Gli artifici sono creati e contemporaneamente svelati dalla performer marionettista in scena, che, seguendo una minuziosa partizione di movimenti prossima alla danza, dà vita ad ogni personaggio. La carta, resa interattiva attraverso particolari sensori, è anche il supporto grazie al quale, per contatto e manipolazione, vengono creati in scena suoni e musiche propri dell'isola magica e sul quale vengono proiettate immagini video secondo una mappatura che riproduce i vari luoghi dell'isola. Il progetto è attualmente nella sua fase di ricerca, entrerà nel vivo della produzione nel 2017 e la prima rappresentazione è ipotizzata per dicembre 2017 o per il primo trimestre 2018. Lo spettacolo può essere rappresentato in italiano, così come qualunque attività laboratoriale ad esso collegato.

Ad Arsoli la Compagnia lavorerà alla delicata interattività tra manipolazione e video, al coordinamento delle immagini con il suono e al perfezionamento delle componenti elettroniche, in una combinazione tra tecnologia ed elemento umano che non mancherà di affascinare il pubblico.

StultiferaNavis è stata ospite della Residenza La Terra Galleggiante (Piemonte). A titolo informativo, sarà ospite tra febbraio e aprile della Residenza Maison Folie/Lille e Residence Jardin Parallèle /Reims.
L'iterazione con il territorio è facilitata dalla lunga permanenza della Compagnia in un luogo confinante (L'Aquila) di cui la Compagnia conosce perfettamente la cultura e le abitudini e dove ha conservato molte amicizie e relazioni. Sono previsti inoltre incontri con spettATTori (4 ore), con i bambini delle scuole (3 ore) e un laboratorio/spettacolo con gli utenti del Centro ANFFAS di Subiaco dedicata alle tecniche del Teatro di Carta. Per ogni residenza è prevista l'organizzazione di un "aperitivo etnico" modalità di incontro tra le comunità migranti, gli artisti, il loro lavoro. (2 ore ciascun incontro)   

Residenza "Tropicana” Compagnia Frigo Produzioni - luglio/ottobre 2016.
Tropicana è un brano del Gruppo Italiano. Su un calypso orecchiabile e ritmato si innesta un testo di tutt’altra natura: la canzone descrive infatti un’apocalisse, alla quale i presenti assistono senza quasi rendersene conto, perché si sentono “come dentro un film” e in televisione sta passando la pubblicità di una bibita: la Tropicana, appunto.

La dimensione ossimorica del brano, basata sul contrasto tra musica e testo, rispecchia la fortuna del brano stesso: dopo aver dominato le classifiche dell’estate 1983, anno di uscita, è diventato un brano simbolo dell’estate tout-court, passando alla storia come inno alla leggerezza estiva, ballo di gruppo per eccellenza e immancabile colonna sonora di ogni villaggio turistico. Mentre l’angosciante tematica del testo è passata completamente in secondo piano. Tutti l’hanno ballata, nessuno l’ha mai veramente ascoltata. In questo fallimento comunicativo consiste la magia di quest’opera.

Il concetto di un’angoscia, di un problema, di cui si percepisce la presenza, ma che non si riesce a identificare con chiarezza, tocca un nervo scoperto, si lega a un immaginario distorto sia sul piano pubblico (gli anni ottanta, la decadenza dei costumi, la nascita della televisione berlusconiana, l’inizio dell’ascesa del PSI craxiano, che lentamente porterà alla disfatta della Prima Repubblica, la paura dell’atomica) che su quello privato (la spensieratezza disimpegnata, il divertimento a ogni costo, la festa obbligatoria)  Tropicana è prima di tutto uno studio su delle persone che fanno una ricerca, cercano un senso che sfugge: il significato del proprio agire. E lo fanno indagando l’essenza di una canzone apparentemente leggera e disimpegnata. Con affanno cercano uno svelamento.

Di che parla davvero questa canzone? Perché nessuno ci ha mai fatto caso? Perché in così pochi ascoltano? E a che serve indagare questo brano? In quest’era utilitaristica se qualcosa non serve a niente è inutile, dunque non ha senso. Che senso ha dunque il nostro lavoro di ricerca, il nostro lavoro teatrale e culturale? Tropicana è un’immersione negli abissi, nel nero nascosto di una canzone. E la ricerca di un punto di contatto tra quel nero e questo attuale che ci sommerge.

https://www.youtube.com/watch?v=g534HNGMFog&t=106s

https://www.youtube.com/watch?v=bpJIJ1ofAiw&t=4s

Residenza "Trittico sugli stati del corpo” di Amalia Franco - settembre/ottobre 2016.
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E’ una composizione in tre quadri sugli stati del corpo, ovvero della materia: *A flower not a flower, ovvero del corpo solido*, *Gli Innamorati, ovvero del corpo liquido* e *Sullo spirito, ovvero del corpo aeriforme*.

I tre quadri si sviluppano come pièces autonome pensate per una possibile visione in pillole, non di meno ogni stato del corpo e ogni sua utopia è letta in rapporto alle altre. L'utopia del corpo è il raggiungimento e mantenimento di una forma stabile, la sua forma perfetta. Ogni stato della materia risulta fragile e precario nella misura in cui è consunstanziale ad ogni corpo la sua costante e inevitabile possibilità di trasformazione. Gli stati di transizione e trasformazione dei corpi si determinano nell'incontro, o spesso anche solo nel desiderio, di altri corpi, e corrispondono allo 'stato amoroso' del corpo.

Il Trittico risulta una trattazione in pillole del discorso amoroso attraverso i passaggi di stato della materia-corpo, i passaggi di stato dei corpi che entrano in relazione, a volte anche solo con se stessi, con i propri desideri, i propri incubi, fantasie, proiezioni... SULL'UTILIZZO DEI CODICI ESPRESSIVI: "Boucherie” per corpi inanimati e corpi danzanti. La contaminazione tra corpo animato e inanimato segna il mio atto poetico. Indagare questa terra di confine mi consente pluralità, simultaneità, l'esplorazione pratica di ciò che nascondiamo agli altri e a noi stessi. Si crea in questo sistema duale, tra corpo dell'attrice e corpo del fantoccio, una tensione tra le molteplici sfaccettature del cuore, che costringe ad ammettere la nostra frammentarietà e a ripetere continuamente l'esperienza della mancanza, della perdita, della dipendenza, della nostra infinitezza, ovvero non-finiti,incompleti.

La confusione del corpo (corpo del fantoccio, corpo del manipolatore, corpo d'attore) è frutto di un'intrinseca pluralità indivisibile. Testimonio l'impossibilità di un soggetto unitario. La pelle si crepa e i confini tra il mio corpo e questi oggetti, miei partner di scena, si fanno fluidi. Un nuovo corpo si crea nella relazione: un corpo in continuo spostamento. Cerco con brama un collegamento tra la realtà materiale del corpo e la sua realtà fantastica. In tal senso indago la relazione e commistione tra il teatro di figura e il corpo danzante. Concedo il mio corpo a queste creature che di volta in volta me lo restituiscono intriso di nuova anima, deformato, allungato…"

https://www.youtube.com/watch?v=bWZsNghAEzA

https://www.youtube.com/watch?v=a3-MHy8-IWQ

Residenza "Tracce, impronte sonore vocali originarie” di Gianluca Secco - novembre 2016.
Lo scorso 13 febbraio Flavia Siolette di KeepOn racconta "Sul palco apre le danze Gianluca Secco, voce da rocker talentuoso, movenze inquietanti da guitto. Si segnalano in particolar modo le sovrapposizioni tra voce live e voce registrata nel brano finale, smorfie ed espressioni di altri personaggi, per un effetto straniante, in cui la voce sembrava diventare davvero una maschera per confondere l'orecchio. "Partendo dal presupposto antropologico che la Voce è lo strumento umano originale e originario per eccellenza, il lavoro di Gianluca Secco ricerca le potenzialità della Voce (in tutte le sue possibilità timbriche, espressive e strumentali) veicolandola a testi di natura poetica con cui racconta stati emotivi della vita, della storia e della realtà quotidiana. 

Tracce, Impronte Sonore Vocali è lo studio per una performance/concerto che mescola elementi di canzone, teatro e poesia. L'essenza e l'unicità dello spettacolo arriva dalla voce e dai suoi impasti, dai cori, dalla spasmodica ricerca sul versante timbrico, strumentale ed espressivo. Con il solo supporto della loop station, senza altri strumenti, Gianluca Secco compone una sinfonia musicale in cui arriva a utilizzare più di ventuno tracce, costruendo la sua partitura in tempo reale.  La condizione umana attuale, in un clima dove le urgenze sociali si tramutano in visionarietà straniata, tra giochi di parole ed assonanze, rimane il tema centrale del racconto che intreccia i linguaggi senza confonderne mai i contorni. Dalla ricerca Gianluca trarrà materiale per un nuovo disco, un videoclip e lo spettacolo/concerto che darà vita a un nuovo tour.

Gianluca Secco inizia ad Arsoli un percorso in residenza che proseguirà nel 2017 alla residenza ILINXARIUM (Lombardia). Ad Arsoli getterà quindi le basi di un lavoro che, come da progetto, porterà a un disco (il suo secondo, che sarà edito da MarteLabel), un video-clip e al concerto che accompagnerà l'uscita della nuova incisione.

https://www.youtube.com/watch?v=Hr0x87s4O3c

Residenza "Cut up” Compagnia Turco Liveri/Condro' - novembre/dicembre 2016.
Cut-up si occupa di fanatismo, di ostinazione cieca verso la ricerca vana o vanagloriosa della vita eterna. Ci si interroga sull’ossessione di preservare il corpo fino al punto di “svuotarlo” per san(t)ificarlo. Un corpo sempre nuovo, sempre sano, rigenerato e lontano dalle malattie. Un corpo/involucro così forte da annientare ogni male. Questo il punto di partenza della ricerca, che ci ha portato ad analizzare in un primo momento due icone come Angelina Jolie e Sant’Agata, legate dal filo rosso della mutilazione sacrificale, due emblemi femminili al limite dello stereotipo, tali da permetterci di accostare la santità ecclesiastica con quella mediatica, tra tradizione e contemporaneità. Un primo studio scenico sui personaggi si è servito di materiale testuale (letterario,medico-scientifico, filosofico e teologico).

Questa seconda fase d’indagine invece, tutto viene trasportato su un piano antropologico e popolare: vorremmo portare le due figure fuori dal teatro e dalla convenzione scenica, tentando un'interazione con la collettività. Lara Croft di Tomb Rider intervisterà le donne nei centri estetici, dal parrucchiere; Sant’Agata si aggirerà per il supermercato, in banca, alla posta. Raccoglieremo materiale video e audio da rielaborare in sala, filmando le reazioni e le riposte degli intervistati per allargare il progetto ad una forma di ricerca “site specific”.

Le interviste riguarderanno il tema del taglio (Cut) inteso come esigenza di rinnovamento e come necessità di giovamento, come mutilazione, come nascita, come fonte di guarigione. Il nostro approccio alla creazione ha da sempre un forte carattere multidisciplinare che mira alla contaminazione dei linguaggi su più fronti. In scena interagiscono un'attrice e una performer, le immagini video, e l'audio delle interviste con le voci della popolazione. Il corpus delle interviste fornirà il materiale di lavoro per le due attrici/performer   tessendo così la trama drammaturgica dello spettacolo, in modo da generare un dispositivo scenico vivo in grado di modificarsi a seconda del territorio in cui approda. La sperimentazione di CUT UP sarà quindi fortemente influenzata da ciò che il territorio esprimerà e della lettura che ne faranno le artiste. Questo bagaglio entrerà permanentemente nella struttura dello spettacolo.

CUT UP ha compiuto un percorso analogo a San Sepolcro, Toscana (Residenza Laboratori Permanenti) e a Inzago, Lombardia (ILLINX) e che verrà proposto a Polistena, Calabria (Residenza Dracma) nel 2017, realizzando una raccolta di testimonianze che riguarda tutta la Penisola, da nord a sud e restituisce una fotografia dell'Italia di cui ciascuna Residenza è espressione.

https://www.youtube.com/watch?v=EmScvuB_7sg&t=222s


Residenza "Luci dalle ombre, colori dal buio” di Silvio Gioia - novembre/dicembre 2015.

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Si intende sviluppare un percorso utilizzando un linguaggio teatrale idoneo al fine di eseguire sperimentazioni nel settore teatro d'ombre finalizzate alla creazione di una performance originale che esuli dal concetto generalmente associato al teatro d'ombre come intrattenimento per l'infanzia.

Tale percorso consiste nel far interagire diverse fonti luminose con diversi materiali trasparenti o semi-trasparenti di riciclo (quali plastica, vetri, stoffe, contenitori di liquidi, ecc) per scoprire nuove tecniche e potenzialità nella realizzazione di scene e lancio di suggestioni. Il filo narrativo nasce dal segno contrapposto di ombra e luce, buio e colore come riflesso di un mondo diviso tra bene e male, virtù e peccato, rovesciandone il senso.  

Per la particolare natura del Teatro d'ombre, inclusivo, magico e spettacolare al tempo stesso, veicolo di riflessioni sulla scoperta di sé e dell'altro, delle proprie parti del corpo, utile allo sviluppo della fantasia ma anche al coordinamento motorio, Silvio Gioia si avvarrà per la sua ricerca di incontri con i  diversamente abili dell'Associazione ANFFAS di Subiaco e  uno con i bambini delle scuole della prima infanzia. Negli ultimi due giorni il teatro sarà aperto  a persone esterne invitate ad interagire nell'ombra e ad improvvisare scene e personaggi collegandoli alla narrazione.A conclusione del percorso, Silvio Gioia presenterà una performance riguardante le scoperte effettuate. Tale performance rappresenta la tappa di work in progress che porterà a uno spettacolo compiuto, oltre che alla realizzazione di nuovi orizzonti acquisiti per il teatro d'ombre.


Residenza "ESPO - singolare plurale” di Giovanna Rovedo e Michela Silvestrin - 1  > 15 febbraio 2016.

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Attraverso il periodo di studio Giovanna Rovedo opererà su due direttrici, una è definita dalla coreografa stessa “linea umana” e l’altra “linea fisica”.Le parole chiave della Linea Umana sono: esposizione, generalità e post-industrialità. Perché non provare, nella sacralità di una scena ad esporre i corpi di due danzatrici? Che sapore ha la vicinanza con il pubblico, l’energia, la rottura della celeberrima quarta parete. Qual è il confine vero che si può sentire tra un pubblico e un danzatore? Come si può chiamare l’incontro tra due e molteplici paia di occhi? L’interesse è nel ricercare delle immagini visive e uditive che siano comprensibili a chiunque. Ecco il perché del titolo “singolare/plurale”. Qualcosa di quello viene donato è raccoglibile? Ci sono degli appigli vicini a ogni persona? Postindustrialità va invece inteso come richiamo a un’atmosfera: un sentire che nasce da visite ad innumerevoli siti italiani soprattutto a paesi che hanno sofferto e soffrono dello spopolamento e del pendolarismo conseguente, appunto, alla postindustrializzazione e sostiene molto bene il sentimento dell’abbandono, del lasciato al suo tempo, del decadimento.Le parole chiave della linea fisica (cioè la linea tecnica di sostegno al progetto) sono impulso, esposizione e ripetizione. Quanto un danzatore, con un corpo attivo e volenteroso è capace di attendere un impulso per muoversi? Quanto si è capaci di ascoltare le esigenze reali del corpo senza far affiorare pensieri inevitabilmente vincolanti per il corpo, richiamando strutture reimpostate dalla tecnica e dell’abitudine all’esposizione? È possibile ripetere il movimento generato dall’impulso e codificarlo?

I danzatori condurranno un lavoro con il centro anziani di Arsoli, propedeutico alla loro ricerca,  basato sulla  riscoperta di parti del corpo, dei gesti antichi legati all'uso degli oggetti contadini,  sulla reiterazione dei gesti quotidiani. Sono previsti anche incontri con le comunità straniere dei residenti alle quali verrà proposto un lavoro analogo che poggia sui diversi significati del gesto in relazione alle influenze culturali.


Residenza "Il teatro comico” della  Compagnia Nuovi Scalzi -15 > 31 marzo  2016.

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La ricerca dei Nuovi Scalzi esplora l'arte del comico e del burlesco come un linguaggio di completa libertà scenica e creativa. Da Chaplin a Keaton, dai Marx a Totó, ai Monty Python… il comico è stato sempre fonte di fascino, di risa, di poesia e di ricerca sul ridere. Verrà esplorato questo genere e le sue forti radici nella tradizione del gesto e del movimento, studiato il suo linguaggio scenico, i suoi codici, le sue origini e la sua evoluzione fino ai nostri giorni, rispettando la tradizione come una forza creativa importante. Lo scopo di questa ricerca è di arrivare alla creazione di uno spettacolo che possa adattare il genere del comico e il codice della commedia dell'arte e le sue "regole di gioco" ad un linguaggio scenico contemporaneo.

Olga

 

 

 

 

 

 

 

Il pretesto: adattare un'opera già esistente, vecchia nella forma, e deformarla completamente mantenendo solo il contenuto come pretesto per una nuova scrittura. Il testo di partenza è "Il teatro comico" di Goldoni, una commedia metateatrale, che mette in scena l'allestimento di uno spettacolo. Per provare un terzo atto di commedia non ci è bisogno di alzar la tenda. Ecco dunque il tema, il pretesto: la vita di una compagnia del 2015 che si trova alle prese con l'allestimento di uno spettacolo, con tutte le difficoltà che comporta e avendo un testo appartenente alla tradizione del 1700. Quindi ci provano e hanno visioni contrastanti: una  estremamente tradizionale e un'altra che a tutti i costi vuol essere innovativa. Ecco dunque il contrasto fra l'assoluto e il relativo delle due visioni, fra la libertà dell'arte e la necessità del lavoro, fra la finzione e il vero. Fra le righe si parla anche del passaggio dal poeta al drammaturgo, quindi dalla commedia dell'arte allo psicodramma borghese che ha caratterizzato parte del teatro moderno e dunque contemporaneo. Una riflessione condotta attraverso passaggi di conoscenza che tuttavia non vira il progetto verso toni  didascalici ma  attinge dalle esperienze delle avanguardie storiche, soprattutto dalla ricerca di Leo De Berardinis.

La maschera è elemento comune a tutte le culture con radici profonde nella tradizione popolare, per questo motivo gli attori attiveranno un percorso di ricerca sulla maschera comica e le manifestazioni ad esse collegate (feste, danze, carnevali, esorcismi, riti magici) al quale saranno interessate le comunità straniere residenti nella Valle dell'Aniene. Questo focus si intreccia con gli incontri con i giovani delle scuole per dare vita a una esperienza inclusiva ricca di risvolti socio-culturali e utile alla ricerca della compagnia.

Le azioni di tutoraggio per le tre residenze  sono a cura di Graziano Graziani, Debora Pietrobono, Gloria Sapio

Azioni di sviluppo del pubblico

SpettATTori

Gli SpettaTTori, sono figure a metà, ma per niente indefinite, sono semmai simili a certe creature mitologiche, come i centauri, le sirene o, per restare in ambito teatrale, a dei fauni dionisiaci. Sono spettatori attivi ma si possono trasformare in attori, perché conducono indagini sull’arte teatrale, la spiano, ne introiettano le forme e i linguaggi, ma anche perché potrebbe capitare che i ruoli si invertano e gli  SpettaTTori si mettano a recitare. Gli SpettaTTori sono a volte (non sempre) divisi in gruppi organici che,  pur tendendo come fine ultimo all’esperienza integrata e inclusiva. seguono programmi specifici (laboratori e incontri a tema ) il cui target è l’insieme della comunità: bambini, ragazzi, adulti, anziani,  comunità straniere  e persone diversamente abili. Tutti seguono il lavoro degli artisti in residenza e interagiscono con loro. Gli SpettaTTori, come in ogni rituale di conoscenza, portano un dono: una microstoria nata dal loro territorio  che è ricco di storie. Gli ospiti, a loro volta, risponderanno regalando una visione di come questa storia potrebbe essere drammatizzata attraverso il filtro della loro sensibilità e del linguaggio artistico con cui si esprimono. Gli  SpettaTTori, con l’aiuto dei componenti di Settimo Cielo, sceglieranno, nelle sessioni di un laboratorio parallelo, se provare a farsi veramente attori oppure raccogliere il sapere  acquisito in un diario. Questa “didattica” nasce dall’osservazione di processi che si sono verificati nell’arco di precedenti ospitalità a formazioni ed artisti. Dagli incontri con il pubblico, si è manifestata l’esigenza della collettività di portare esperienze territoriali nel dialogo. Questa pratica ha agevolato lo scambio e costituito un valore aggiuntivo al progetto.

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Il percorso di audience development si avvale anche di incontri formativi sul tema della visione a cura di Giorgio Testa e della Casa dello Spettatore che si svolgeranno, come la maggior parte delle attività, presso il Teatro Comunale di Arsoli.

Focus sulle Residenze

Teatro di Arsoli 1Le Residenze del Lazio prevedono di creare focus sulle pratiche in atto. Settimo Cielo contribuisce con un Focus dal titolo Guardiamoci in faccia a cura di Simone Pacini, in collaborazione con Fattiditratro, Senzacravatta.it e Urban Experience. Una tavola rotonda  per gettare le basi della creazione di una piattaforma online dove aggregare e condividere le esperienze di residenze italiane. Un'agorà virtuale per scambiarsi informazioni tecniche e suggestioni artistiche. Per migliorare e contaminarsi. Per far conoscere realtà simili in territori diversi. Per far emergere le differenti pratiche di valorizzazione del territorio, di audience development, di active spectatorship presenti lungo la Penisola (date in via di definizione)